Costellazioni Familiari: cosa sono e a cosa servono

costellazioni familiari

Le costellazioni familiari sistemiche sono una tecnica ideata da Bert Hellinger che ha lo scopo di risolvere problematiche attuali che sono legate a traumi familiari irrisolti, attraverso la “messa in scena” dell’evento traumatico.

I principi delle Costellazioni familiari di Hellinger

Bert Hellinger è uno psicoterapeuta che, attraverso la sua “terapia sistemica della famiglia”, ha riportato alla luce una realtà che è in grado di dare una spiegazione sui comportamenti ed atteggiamenti degli individui di una famiglia. Ha verificato infatti che il legame familiare, il legame del “clan”, ha una incredibile potenzialità, sia positiva che negativa.

Ogni individuo non vive solo basandosi su modelli acquisiti nell’infanzia, ma è condizionato da sentimenti o da comportamenti che non gli appartengono, drammi e segreti che fanno parte della storia della stirpe.
Se un membro di una famiglia è stato escluso o dimenticato a causa di un destino difficile (una donna morta di parto, un precedente fidanzato sparito in guerra o un bambino morto in giovane età, ecc.), succede che un altro membro della famiglia della generazione seguente sostituisca inconsapevolmente chi è stato escluso e ne imiti il destino manifestando le sue emozioni ed i suoi sintomi, o cerchi di seguirlo nella morte.
Se qualcuno, ad esempio, non si è preso la responsabilità di una grave colpa, un bambino tenterà in seguito di espiare questa colpa, pagandone il prezzo con la sua salute o con la sua felicità.

La chiave è l’amore

Si è sempre pensato che in ogni individuo esistessero solo dei “sentimenti primari”, che sono una reazione diretta ad avvenimenti o ad una ferita, e “sentimenti secondari” che tendono a sostituire i sentimenti primari o sono una difesa contro di essi. In realtà esistono anche dei “sentimenti acquisiti”, sentimenti di un altro membro della famiglia che la persona assume senza saperlo prendendone il posto.

I sentimenti, siano essi secondari o primari, od anche acquisiti, si riferiscono sempre ad un amore originario nei confronti del padre e della madre (rivissuto poi nei confronti del compagno/a).
Gli altri sentimenti di rabbia e collera, o rimpianto e disperazione, sono spesso solo un modo per difendersi dal dolore che nella prima infanzia viene provocato dall’interruzione di questo moto di amore verso i genitori.

“Quando il bambino piccolo voleva andare dalla madre o dal padre, ma non li poteva raggiungere, per esempio perché giaceva in ospedale o perché era nell’incubatrice in seguito ad una nascita prematura o perché padre e madre morirono presto – allora l’amore si trasforma in dolore. Questo dolore è l’altro lato dell’amore. In fondo è esattamente la stessa cosa. Il dolore è talmente grande, che in seguito il bambino non vuole mai più avvicinarsi ad esso. Invece di andare dalla madre o da altre persone, preferisce tenersene lontano e, al posto dell’amore, sente rabbia o disperazione e rimpianto. Sapendolo, si possono lasciar andare questi sentimenti superficiali ed andare subito dall’amore. Si conduce il soggetto al punto in cui il movimento è stato interrotto e lo si riprende proprio lì, o trattandolo con la terapia primaria o nell’ambito della messa in scena della famiglia. Così l’amore interrotto giunge alla sua meta e con esso sopraggiunge una profonda pace. Allora anche molte cose che si erano instaurate a causa di un’antica ferita, dunque paure, costrizioni, fobie, suscettibilità o tutti gli altri comportamenti nevrotici che conosciamo, finalmente spariscono”. B.H.

Dietro ad ogni comportamento, per quanto strano possa sembrare, agisce sempre l’amore: questa è la radice e questa è la soluzione. Allo stesso tempo, se l’individuo si sente lontano da questo amore, tenderà a compensare: la mancanza dell’affetto ricevuto gli farà vivere sentimenti di dolore e rabbia che lo porteranno verso una inconscia consapevolezza di aver di aver fatto del male a qualcuno, e pertanto si farà lui stesso del male, o si impedirà di ottenere la felicità, perché non la merita.

La rappresentazione della costellazione familiare ed i suoi effetti

Per far prendere coscienza di questa situazione, Bert Hellinger ha prodotto la “rappresentazione della costellazione familiare”.
Egli ascolta il paziente. Non lascia raccontare i problemi, ma fa esprimere solo i fatti: poche informazioni sono importanti e riguardano gli avvenimenti esterni determinanti. Se uno si sofferma sul problema esso non è realmente il suo problema, poiché se l’avesse colto bene non ce l’avrebbe più.

Quindi fa scegliere tra il pubblico persone sconosciute che rappresentino i membri della famiglia – vivi o morti – che egli sente in qualche modo coinvolti nel suo problema. Essi vengono presi dal paziente con le due mani e condotti, senza nemmeno una parola, nel luogo convenuto e disposti in relazione tra loro, secondo una “costellazione” che egli sente avere un senso profondo per lui.

Quindi Hellinger pone delle domande ai rappresentanti della costellazione (come ti senti, che sensazioni provi, ecc.) ed al paziente in relazione a ciò che è stato espresso. Talvolta aggiunge o toglie individui nella rappresentazione familiare fino a che il quadro emerge con chiarezza.
Al culmine, quando l’energia è al massimo, interrompe l’azione per mantenere la focalizzazione sul problema. Sovente l’elaborazione delle sensazioni che emergono dalla disposizione dei partecipanti e dal loro coinvolgimento emozionale, fa scaturire intense e profonde prese di coscienza.

La messa in opera delle costellazioni familiari ha in sé qualcosa di liturgico: è un rito di guarigione, ma non imposto dall’esterno, bensì proveniente dall’interno della stirpe. Essa è una catarsi, un’azione che risolve la paura.
La realtà, anche se sembra tragica, quando viene vista e riconosciuta rende forti e liberi. Il primo nemico del sapere è la paura e solo chi l’ha superata può vedere chiaramente ciò che è. Si accettano le situazioni così come sono: l’essere in accordo con la malattia, con la morte, con i destini propri e degli altri, può permettere l’armonia con se stessi e far vedere tutto più chiaramente.

Il paziente deve prendere coscienza del fatto che nella sua vita si è identificato con quel membro della famiglia che ha subito un torto o una sofferenza, ed ora può lasciare andare il problema o la sua malattia, che spesso altro non sono che un bisogno di espiazione per qualcosa.

Le conclusioni del lavoro di Hellinger sono categoriche: se un membro della famiglia o del clan subisce un torto o viene offeso nella sua dignità, una cosiddetta coscienza familiare farà si che si ristabilisca l’equilibrio, ma con delle soluzioni che spesso sono deleterie, in quanto cercano di compensare un’ingiustizia con una nuova ingiustizia, la sofferenza con un’altra sofferenza o la morte con un’altra morte.
Spesso sono i bambini, i più vicini all’Amore, che si assumono questi compiti prendendo su di sé per un’intera vita i sentimenti di colpa, di vendetta o di dolore di un predecessore che poi vivono con angoscia senza speranza.

Solo i sentimenti e i comportamenti assunti durante la nostra esistenza sono riconoscibili e curabili. Quando questi arrivano da qualcosa di acquisito, si è sordi alle critiche ed ai buoni consigli perché ci si sente nel giusto e superiori a tutto ciò che viene da fuori. Così, ad esempio, difficoltà di relazione e problemi educativi spesso non sono attinenti al presente, ma le loro cause originarie vengono di solito dal bunker della coscienza familiare.

É naturale quindi che nessuna delle persone coinvolte in queste storie si renda conto di ciò che sta accadendo in realtà.

La soluzione è l’amore, ma un amore adulto. Il bambino che si assume il carico di un problema familiare vive un amore innato e cieco, che fa ammalare e che porta alla morte. E’ un amore presuntuoso perché si assume il compito di caricarsi di un problema di un altro e di riuscire meglio di lui ferendolo nella sua dignità.

“Se ci incarichiamo di fare qualcosa per un altro senza che ci venga richiesto e pretendiamo di riuscire a fare meglio di lui, lo feriamo nella sua dignità e non lo rispettiamo come nostro uguale.  Rientra nell’ordine delle cose che a nessuno sia permesso immischiarsi nella vita di un’altra persona, non importa se questa è morta o vive ancora”. B.H.

La costellazione familiare mette in risalto l’amore infantile, lo fa crescere e diventare adulto e dà ad esso un obiettivo visibile: i problemi della persona amata che sono stati sentiti come propri vengono lasciati andare ed essa finalmente trova così il posto e le responsabilità che gli competono all’interno della famiglia.

Pertanto la vera libertà di ogni individuo rispetto ai propri genitori o membri della stirpe consiste non nell’allontanarsi da essi o rompere il contatto, bensì diventare consapevole delle proprie origini e accettarle completamente.
Si vive liberamente la propria esistenza solo quando si rispetta e si onora il destino di ogni singolo, per quanto tragico, violento, doloroso, crudele possa essere, lasciando ognuno al posto che gli spetta, senza immischiarsi con i propri giudizi. Solo quando si rispettano gli altri e si riconosce una parte di se stessi dentro di loro, si può finalmente aspettare di esser lasciato libero ed in pace, senza pesi altrui.

“I genitori, esattamente come noi, non sono perfetti, ma grazie a loro ci è stata concessa la possibilità di vivere le meraviglie della vita e di divenire prima o poi consapevoli della nostra vera natura. Ognuno è, in un certo senso, i suoi genitori. Ciò che in loro rifiuto, rimane anche in me non amato e non liberato – ed io rimango diviso”. B.H.

Risorse utili

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Sono un'anima in cammino nella sua esperienza evolutiva, ricercatore indipendente, studioso della mente e dello spirito. In questa vita mi occupo di marketing online e ho unito queste competenze con la passione per la medicina olistica, la spiritualità e l'esoterismo in questo progetto, che ha lo scopo di condividere e promuovere risorse utili per la ricerca interiore, la crescita personale e il benessere psico-fisico.

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