Il perdono nel percorso di crescita personale

La definizione che si da del perdono come la cessazione del sentimento di risentimento nei confronti di un’altra persona è abbastanza riduttivo, per questo vogliamo mettere l’accento sulla trasformazione personale e su ciò che avviene sul piano animico.

Il significato del perdono

La parola perdonare deriva dal latino «condonare»: non tenere in considerazione il male ricevuto da altri, rinunciando a propositi di vendetta, alla punizione, a qualsiasi possibile rivalsa. (fonte Treccani)

La parola perdonare non significa solo questo, ovvero rimuovere il sentimento alla base del torto subito, ma piuttosto incontrare quell’emozione per comprendere meglio se stessi.
Infatti la parola perdono può essere scomposta in due parole: per – dono, intendendo la possibilità di riconoscere l’esperienza vissuta come processo di evoluzione per la nostra anima, quindi un dono per la propria crescita personale.

Partendo dall’assunto che la realtà esterna non esiste e che ogni persona, ogni fatto che incontriamo nella nostra vita rappresentano parti di noi, il dolore derivante da un torto subito rappresenta un modo per guardare dentro di noi quello che dobbiamo risolvere.

Infatti, nella realtà selezioniamo tutte quelle esperienze che servono a mostrarci parti di noi relegate nell’inconscio, e fino a che non riusciremo a capire i meccanismi che ci guidano nella scelta delle persone, non potremo comprendere quello che la nostra anima è venuta a risolvere su questo piano.

Il dolore è spesso difficile da accettare, i sentimenti di rabbia e di vendetta che ne derivano sono incontenibili e spesso creano profondo malessere e sofferenza.
Sarebbe bene però non trattenere e non soffocare questi sentimenti, cercando allo stesso tempo di non cadere in una reazione di vendetta verso quel fatto o quella persona.

In qualche modo dobbiamo accettare il fatto che dovevamo vivere quell’esperienza per portare alla luce quello che non conoscevamo di noi stessi.

Il percorso del perdono

Prendere atto che l’esperienza del torto subito non è casuale fa già parte di questo processo di guarigione.

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Nel momento in cui si affronta l’accaduto (anche per il solo fatto di parlarne) potrebbe portare il riacuirsi dei sentimenti di rabbia e di vendetta, ma è proprio in quel momento che si ha la possibilità di lasciare andare l’esperienza. Questo è il primo passo verso la comprensione.

Ognuno di noi, nella propria vita, vive delle prove psicologiche importanti che possono creare cambiamenti radicali, apparentemente spiacevoli, ma che in realtà apportano benefici e miglioramenti nella propria esistenza.

L’atto di perdonare infatti significa osservare quello che ci è accaduto alla luce dello scatto psicologico ed emozionale che dovevamo fare. In altre parole, non tutti i mali vengono per nuocere!

Questo non significa accettare passivamente l’accaduto e la frustrazione che ne deriva, ma fare un lavoro di comprensione profonda su se stessi.

Da notare che l’etimologia della parola comprensione viene dal latino “cum-prehendo”, cioè “afferro insieme cose che stanno dinanzi a me”, il che significa mettere insieme i vari frammenti di me che proietto all’esterno nella mia realtà.

Guardare quella persona o quel fatto non più con gli occhi della vittima, cioè di colui che subisce quell’esperienza, ma comprendere che siamo artefici della nostra realtà, ci fa capire che possiamo anche cambiarla.
Per fare questo dobbiamo però assumercene la responsabilità e cioè capire il nostro ruolo nella dinamica.

Solo smontando il nostro ruolo (cioè osservando quale “parte” abbiamo scelto di rappresentare in quella dinamica) sarà possibile liberarci da quella realtà. In altre parole, comprendere quale ruolo ho in relazione a quella persona o a quel fatto, mi permetterà di capire gli aspetti che devo risolvere dentro di me.

Torniamo sempre lì: si tratta di fare un lavoro su se stessi.

Come perdonare

Dopo aver compreso l’esperienza, alla luce della nostra responsabilità e del ruolo da noi svolto, è necessario affrontare i sentimenti e le emozioni che quell’esperienza ha generato.

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Dal punto di vista psicologico questi sentimenti non vanno rimossi, ma attraversati in modo da poterli trasformare affinché questa esperienza accresca la nostra consapevolezza.

Praticamente si tratta, in una prima fase, di rivivere questi sentimenti attraverso il corpo. Nel corpo infatti ci sono le nostre memorie cellulari che vanno liberate, perché comprendere l’accaduto solo dal punto di vista mentale non ci permette di risolvere l’esperienza.

Un lavoro profondo prevede anche l’utilizzo di tecniche bio-energetiche che portano allo scarico di tutti gli accumuli emozionali e tecniche che lavorano sui meccanismi inconsci.

Il passo successivo sarà osservare il fatto o la persona in questione attraverso l’insegnamento che doveva darci. Riusciremo così a guardare l’accaduto con occhi diversi.

Oltre a perdonare l’altro, un altro aspetto fondamentale sarà quello di riuscire a perdonare se stessi per aver scelto di vivere quell’esperienza.

A questo punto sarà possibile operare un taglio energetico con quella situazione o persona e lasciarla andare definitivamente (per fare questo esistono diverse tecniche, ad esempio “La rottura delle catene” del metodo di Phyllis Krystal).

Al termine di questo lavoro interiore, l’esperienza elaborata non solo ci arricchirà, ma ci farà comprendere come evitare di creare nuovamente quel tipo di realtà, portandoci ad un livello di coscienza superiore.

Risorse utili

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Laura Maio
Psicologa olistica. Esperta in discipline bio-naturali e tecniche psico-corporee. Terapeuta del suono formata presso il Centro de Terapia de Sonido y Estudios Armonicos di Albert Rabenstein a Buenos Aires.