Ultimo aggiornamento il 6 Marzo 2021

La definizione che si da del perdono come la cessazione del sentimento di risentimento nei confronti di un’altra persona è abbastanza riduttivo, per questo vogliamo mettere l’accento sulla trasformazione personale e su ciò che avviene sul piano animico.

Il significato del perdono

La parola perdonare deriva dal latino «condonare»: non tenere in considerazione il male ricevuto da altri, rinunciando a propositi di vendetta, alla punizione, a qualsiasi possibile rivalsa. (fonte Treccani)

La parola perdonare non significa solo questo, ovvero rimuovere il sentimento alla base del torto subito, ma piuttosto incontrare quell’emozione per comprendere meglio se stessi.
Infatti la parola perdono può essere scomposta in due parole: per – dono, intendendo la possibilità di riconoscere l’esperienza vissuta come processo di evoluzione per la nostra anima, quindi un dono per la propria crescita personale.

Partendo dall’assunto che la realtà esterna non esiste e che ogni persona, ogni fatto che incontriamo nella nostra vita rappresentano parti di noi, il dolore derivante da un torto subito rappresenta un modo per guardare dentro di noi quello che dobbiamo risolvere.

Infatti, nella realtà selezioniamo tutte quelle esperienze che servono a mostrarci parti di noi relegate nell’inconscio, e fino a che non riusciremo a capire i meccanismi che ci guidano nella scelta delle persone, non potremo comprendere quello che la nostra anima è venuta a risolvere su questo piano.

Il dolore è spesso difficile da accettare, i sentimenti di rabbia e di vendetta che ne derivano sono incontenibili e spesso creano profondo malessere e sofferenza.
Sarebbe bene però non trattenere e non soffocare questi sentimenti, cercando allo stesso tempo di non cadere in una reazione di vendetta verso quel fatto o quella persona.

In qualche modo dobbiamo accettare il fatto che dovevamo vivere quell’esperienza per portare alla luce quello che non conoscevamo di noi stessi.

Il percorso del perdono

Prendere atto che l’esperienza del torto subito non è casuale fa già parte di questo processo di guarigione.

Nel momento in cui si affronta l’accaduto (anche per il solo fatto di parlarne) potrebbe portare il riacuirsi dei sentimenti di rabbia e di vendetta, ma è proprio in quel momento che si ha la possibilità di lasciare andare l’esperienza. Questo è il primo passo verso la comprensione.

Ognuno di noi, nella propria vita, vive delle prove psicologiche importanti che possono creare cambiamenti radicali, apparentemente spiacevoli, ma che in realtà apportano benefici e miglioramenti nella propria esistenza.

L’atto di perdonare infatti significa osservare quello che ci è accaduto alla luce dello scatto psicologico ed emozionale che dovevamo fare. In altre parole, non tutti i mali vengono per nuocere!

Questo non significa accettare passivamente l’accaduto e la frustrazione che ne deriva, ma fare un lavoro di comprensione profonda su se stessi.

Da notare che l’etimologia della parola comprensione viene dal latino “cum-prehendo”, cioè “afferro insieme cose che stanno dinanzi a me”, il che significa mettere insieme i vari frammenti di me che proietto all’esterno nella mia realtà.

Guardare quella persona o quel fatto non più con gli occhi della vittima, cioè di colui che subisce quell’esperienza, ma comprendere che siamo artefici della nostra realtà, ci fa capire che possiamo anche cambiarla.
Per fare questo dobbiamo però assumercene la responsabilità e cioè capire il nostro ruolo nella dinamica.

Solo smontando il nostro ruolo (cioè osservando quale “parte” abbiamo scelto di rappresentare in quella dinamica) sarà possibile liberarci da quella realtà. In altre parole, comprendere quale ruolo ho in relazione a quella persona o a quel fatto, mi permetterà di capire gli aspetti che devo risolvere dentro di me.

Torniamo sempre lì: si tratta di fare un lavoro su se stessi.

Come perdonare e perdonarsi

Dopo aver compreso l’esperienza, alla luce della nostra responsabilità e del ruolo da noi svolto, è necessario affrontare i sentimenti e le emozioni che quell’esperienza ha generato.

Dal punto di vista psicologico questi sentimenti non vanno rimossi, ma attraversati in modo da poterli trasformare affinché questa esperienza accresca la nostra consapevolezza.

Praticamente si tratta, in una prima fase, di rivivere questi sentimenti attraverso il corpo. Nel corpo infatti ci sono le nostre memorie cellulari che vanno liberate, perché comprendere l’accaduto solo dal punto di vista mentale non ci permette di risolvere l’esperienza.

Un lavoro profondo prevede anche l’utilizzo di tecniche bio-energetiche che portano allo scarico di tutti gli accumuli emozionali e tecniche che lavorano sui meccanismi inconsci.

Il passo successivo sarà osservare il fatto o la persona in questione attraverso l’insegnamento che doveva darci. Riusciremo così a guardare l’accaduto con occhi diversi.

Oltre a perdonare l’altro, un altro aspetto fondamentale sarà quello di riuscire a perdonare se stessi per aver scelto di vivere quell’esperienza.

A questo punto sarà possibile operare un taglio energetico con quella situazione o persona e lasciarla andare definitivamente (per fare questo esistono diverse tecniche).

Al termine di questo lavoro interiore, l’esperienza elaborata non solo ci arricchirà, ma ci farà comprendere come evitare di creare nuovamente quel tipo di realtà, portandoci ad un livello di coscienza superiore.

Risorse utili

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2 Commenti

  1. Non riesco a perdonarmi la conoscenza della storia che il mondo ancora ignora, una storia divisa tra vita pubblica e vetrina. Non esiste la vita privata, ma questo è un dettaglio. Esiste per modo di dire attraverso una verità così potente che tiene appuntata agli spilli due o tre cose. La vecchia politica non va mai in pensione. Guida il processo. Forse c’è chi ha paura di dirsi certe cose. Io non mi sono scandalizzata. Ho perso i numeri perché ero molto avanti, ma non avevo i tiitoli adeguati. Poi sono arrivati e la situazione si è andata stabilizzando. mancavano le cosidette amicizie, ma dove sono gli amici? L’osservatorio privilegiato dal quale guardi il mondo ti rende amico di tutti e di nessuno a seconda della convenienza. Ti devi compromettere con la retorica perché quello che hai da dire è troppo impegnativo. Ti comprometti in un crescendo che libera la scena dalle paure, ma alla fine resta il ricordo di una persona consciuta e stimata attarverso i benefici che altri raccontano. Ti stimano per sentito dire e recitano ruoli sociali che tutti recitiamo per fermare il lavoro e difendere il bene comune. Nella vita pubblica siamo artigiani e nella vetrina estetizziamo l’idea della vita (questo lo sapevo da sempre) che ci ossessiona attraverso le radici che sono difficili da recidere se non si accetta il dogma e si rispetta l’autorità. L’amore è una cosa potente. Questa perfezione dell’amore spinge chi si sente in difetto a ricercarci nella terra lontana che è l’intimo nostro io, quel luogo in cui risiede un dramma che non possiamo soffocare. nel momento in cui sono stata più acclamata mi sono dovuta chiudere, o meglio è accaduto per quell’istinto atavico che spinge a essere molto cauti. Non posso negare ciò che ho visto perché amo la televisone, ma la vedo a modo mio e so tutto quello che c’è da sapere. Come ogni altra cosa. L’erudizone come scopo e la letteratura come fuida nella ricerca (questo mi ha salvato). Sul primo punto (che è fondamentale per difendere l’architrave della finestra, non in tutti i luoghi evidentemente, ho pagato perché è stato difficile ragionare sull’istinto dal momento che la materia di presta al convivio e quindi la paura della speculazione filosofica mi ha frenato, ma il vero problema è stato il fatto che l’amore non ha avuto modo di esplodere e la storia risulta sintetica dipinta perché forse le cose non sono andate come molti credono. Ovviamente ci dobbiamo credere. Queste sono conclusioni che valgono il tempo che valfono. Io mi sono trovata bene. Non ho scoperto l’acqua calda, c’è stato questo problemino dell’erudizione che mi ha fatto passare come una persona poco decisa nelle scelte fondamentali. Al momento, posto che la storia è sempre andata così, non me la sento di dire che sono avanti. Non c’è stata nessuna rivoluzione. Si sono allarmati per nulla. Il punto è capire se questo architrave del quale parlo non ti dà la grandezza. Siamo pari. Ma non ci sono dubbi.

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