Cibo ed emozioni: dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei!

relazione tra cibo ed emozioni

In questo articolo parliamo della relazione tra il cibo e le emozioni, cercando di comprendere meglio la dimensione psicologica che si cela dietro i nostri comportamenti alimentari e il nostro rapporto con il cibo.
Facciamo il punto grazie ad Alessia Macci, infermiera e naturopata, esperta in medicina olistica, alla quale faremo una breve intervista chiedendole qualche consiglio utile per la nostra salute.

Il cibo è da sempre un elemento di convivialità e condivisione. Condividere un pasto stringendosi intorno ad un tavolo è una pratica comune negli appuntamenti di lavoro o incontri confidenziali in cui il tema comune è la comunicazione.

Non è un caso infatti che la bocca sia lo stesso canale utilizzato sia per la comunicazione verbale che per il nutrimento del corpo fisico. Attraverso la bocca, infatti, si avvia la prima fase della digestione degli alimenti di cui ci nutriamo, grazie alla masticazione che stimola la produzione di ptialina (enzima secreto dalle ghiandole salivari che permette la scissione dell’amido in maltosio).

Ma facciamo un passo indietro tornando a quando da neonati abbiamo sviluppato, attraverso la suzione, l’attitudine a “succhiare” dall’esterno il nostro nutrimento.
Il latte materno, con il suo sapore dolce, rappresenta il primo contatto che instauriamo con il cibo e le modalità e i tempi  con cui ci viene somministrato influenzeranno, in parte, il nostro rapporto con l’alimentazione.

E’ convinzione comune associare al pianto del neonato il suo bisogno di essere nutrito, ed è per questo che il gesto di avvicinarlo al seno diventa spesso una risposta automatica ogni volta che il piccolo tenterà di comunicare qualcosa.
Crescendo, dal latte passeremo al ciuccio (spesso con il miele o lo zucchero), diventando così sempre più bisognosi di qualsiasi sostanza sia in grado di riportarci a quella sensazione “dolce” e rassicurante.

Mettere in atto questi gesti in modo meccanico, pensando di procurare sollievo al bambino, ci evita di ascoltare ciò di cui in realtà ha bisogno in quel momento.
Spesso il pianto è indicativo di un bisogno di contatto affettivo che esula dalla richiesta di nutrimento.
Il desiderio di sapore dolce infatti è notoriamente associato ad uno stato di carenza affettiva, per questo ci ritroviamo spesso ad assumere alimenti dolci nei momenti in cui ci sentiamo bisognosi di qualcosa.
Ci rendiamo subito conto però che la dolce sostanza che introduciamo non è in grado di soddisfare a pieno il nostro bisogno. Perché?
Semplicemente perché ciò che pensiamo essere un bisogno legato al corpo in realtà rappresenta un desiderio nutrito dalla mente, che tenta costantemente di spostarci dal momento presente.

Torniamo a quanto detto sugli automatismi e quindi ai gesti ripetuti in modo meccanico: se da bambini, nei momenti in cui abbiamo cercato di esprimere un disagio emotivo, siamo stati abituati a ricercare all’esterno qualcosa che ci gratificasse e generasse in noi uno stato di apparente rassicurazione, struttureremo un atteggiamento che continuerà a seguire sempre la stessa modalità.

Il cibo viene utilizzato spesso per sedare emozioni che abbiamo paura di non riuscire a gestire o che giudichiamo impropriamente in modo negativo.
Il dolce rappresenta quindi il modo che utilizziamo per cercare di “addolcire” quegli aspetti di noi che non amiamo.

La rabbia, ad esempio, è una di quelle emozioni che viene spesso classificata in modo negativo, perché reputata come minacciosa e difficile da gestire.
Da bambini sarà capitato a tutti di provare rabbia, ma nel tentativo di esprimerla potremmo aver ricevuto come risposta un rifiuto. La conseguenza è che questo rifiuto genererà in noi un bisogno che dovrà essere compensato da qualcosa di esterno.

Lo stomaco, oltre ad essere il filtro emozionale del nostro corpo, è l’organo attraverso il quale continuiamo il processo di digestione degli alimenti ingeriti ed è associato al sentimento di rifiuto.
Per cui, rifiutare le nostre emozioni ci predisporrà necessariamente a sentirci carenti in qualcosa e quindi bisognosi di ricevere dall’esterno la nostra dose di nutrimento.

Il senso di fame e la tensione emotiva vengono spesso confuse proprio perché non ci permettiamo di ascoltarci, infatti nella maggior parte dei casi reagiamo in modo meccanico.
La fame non si manifesta in modo improvviso, cosa che invece succede se tentiamo di controllare le emozioni attraverso il cibo, manifestando così una fame compulsiva.
Molti di noi infatti non sono in grado di esprimere le proprie emozioni. Questa difficoltà potrebbe derivare dalla nostra infanzia, quando abbiamo ricevuto il rifiuto da un genitore nel momento in cui abbiamo cercato di esprimerci emotivamente.
Questo trauma emotivo potrebbe generare anche il rifiuto verso noi stessi ogni volta che tenteremo di dare voce a ciò che sentiamo.

Tornando al rapporto con il cibo, abbiamo compreso quindi che utilizziamo la bocca non per comunicare il nostro stato emotivo, ma per continuare a nutrire, attraverso il cibo, l’idea che abbiamo di noi stessi.
Ma perché evitiamo di vivere le nostre emozioni ed utilizziamo il cibo come mezzo per controllarle?
Digerire è anche sinonimo di accettare. Il fatto di non essere stati accolti nel momento in cui da bambini abbiamo cercato di dare espressione a ciò che sentivamo, non deve precluderci la possibilità di fare da soli il primo passo verso noi stessi.

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Solo amando gli aspetti di noi per i quali ci siamo sentiti rifiutati e messi all’angolo, ci consentirà di riappropriarci della piena responsabilità della nostra salute, dove ogni ferita cessa, proprio quando smettiamo di “alimentarla”.
L’amorevolezza che rivolgiamo a noi stessi si può tradurre in gesti semplici mirati ad accogliere e a soddisfare i nostri bisogni reali.
Parliamo di bisogni reali perché non è così scontato saper riconoscere ciò di cui abbiamo davvero bisogno da ciò di cui pensiamo di averne.
E’ una questione di consapevolezza, che dobbiamo portare anche nella nostra alimentazione.

Parlando di alimentazione consapevole, aspetto cardine dell’approccio naturopatico e dell’attitudine a prendersi cura di sé, il desiderio di cibi con uno specifico sapore non è sempre sinonimo di una carenza e quindi di un bisogno reale del nostro organismo.
I sapori degli alimenti ed il desiderio marcato che mostriamo verso uno di essi ci porta in realtà a pensare ad un deficit energetico dell’organo associato e di conseguenza al tentativo di mettere a tacere l’emozione connessa.

Se il desiderio impellente di un dolce rappresenta il nostro sedativo per la parte più infantile di noi che vorrebbe essere rassicurata ed accudita dall’altro, il bisogno di cibi salati è espressione della paura che abbiamo di farci carico in pieno di noi stessi, perché ci sentiamo insicuri di vivere secondo la nostra natura.

In definitiva, la mancanza di fiducia ed il bisogno di sicurezza che non sappiamo ricercare dentro di noi, ci spingono a cercare gratificazioni e conferme esterne, senza le quali abbiamo paura di non poter vivere.
Ma finché il cibo rappresenterà il mezzo attraverso il quale spegnere quelle parti di noi per le quali siamo stati rifiutati e che non ci siamo mai concessi di vivere, ci perderemo la sorpresa di scoprire che possiamo imparare a nutrirci anche dall’interno, cambiando il modo di vedere noi stessi.

Intervista ad Alessia Macci

Ora conosciamo meglio Alessia Macci, infermiera e naturopata, esperta in medicina tradizionale cinese, medicina tradizionale mediterranea, biotipologia, floriterapia di Bach, oligoterapia, aromaterapia, fitoterapia e gemmoterapia.
Le facciamo una breve intervista per conoscerla meglio e ricevere da lei qualche consiglio utile:

  1. Abbiamo parlato in questo articolo di abitudini alimentari compulsive, che possono sfociare in vere e proprie dipendenze. Se soffriamo di queste problematiche, quali sono i tuoi consigli per affrontarle?

Il primo passo da compiere è quello verso se stessi iniziando a riconoscere la modalità che ci spinge a ricorrere al cibo per sedare le emozioni che non ci permettiamo di vivere. Divenire quindi consapevoli che ogni volta che tentiamo di soffocare e controllare ciò che sentiamo attraverso il cibo, mettiamo il nostro benessere emotivo nelle mani di una sostanza esterna (meccanismo della dipendenza) perché siamo profondamente convinti di non poter vivere senza e riteniamo l’alternanza emotiva minacciosa per la nostra integrità psicologica.
Reprimere la rabbia attraverso gli alimenti è molto comune in chi sviluppa problematiche come la fame nervosa. Quindi già riconoscere la rabbia nel momento in cui insorge è importante.
Imparare poi a distinguere la fame reale e quindi un bisogno fisiologico dell’organismo da un bisogno indotto, quale può essere l’abitudine di mangiare in certi momenti della giornata perché è usanza fare così oppure prediligere determinati alimenti, anche se dannosi, rispetto ad altri perché veniamo mossi dal desiderio di quel cibo, che non rappresenta ciò di cui il nostro organismo in realtà ha bisogno.
Tutto questo presuppone un maggior ascolto di noi stessi, per dilatare il tempo che intercorre tra l’insorgere di un desiderio e la sua soddisfazione: in quello spazio si impara a stare con le sensazioni del corpo che non sono quasi mai in linea con ciò che invece ci spinge a fare la mente.

  1. Quali sono i cibi da preferire per il nostro vero nutrimento e la nostra salute?

I consigli alimentari devono sempre essere coerenti alle caratteristiche costituzionali del soggetto, e per costituzione s’intende un insieme di parametri  valutabili dal naturopata, attraverso i quali si definiscono punti di forza e punti deboli dell’organismo e su questi si lavora in primis attraverso alimenti specifici. Per questo non esistono cibi adatti per tutti.
Inoltre riveste grande importanza il momento esistenziale che sta vivendo la persona: vivere in una condizione di stress costante, ad esempio, determina un innalzamento dei livelli di cortisolo (ormone prodotto dalle ghiandole surrenali), che sappiamo tutti essere responsabile di molte iperglicemie.
Per questo è importante rimuovere i “campi di disturbo” sia endogeni che esogeni. Attraverso il cibo possiamo evitare di introdurre tossine esogene, per cui, in linea generale, è preferibile assumere cibi biologici e alimenti con un buon grado di vitalità: un prodotto surgelato o inscatolato, non avrà lo stesso potere nutrizionale della verdura fresca.
Alimentarsi con cibi di stagione ci predispone sicuramente meglio a vivere secondo il ritmo della natura, favorendo anche, un miglior adattamento del corpo alle condizioni climatiche. Per eliminare le tossine endogene è fondamentale riconoscere cosa ci sta avvelenando: pensieri, emozioni stagnanti o automatismi, per poi scoprire, una volta sgombri, di cosa abbiamo davvero bisogno di nutrirci.
Ma se non siamo in grado di ascoltare i nostri bisogni reali penseremo ovviamente di poterci nutrire di qualsiasi cosa.

  1. Ci sono rimedi naturali che possiamo utilizzare per smettere di alimentare i nostri disagi interiori e riportare in equilibrio la nostra alimentazione (e noi stessi)?

Comprendere la responsabilità che abbiamo nell’alimentare le nostre sofferenze è già un buon punto di partenza. Secondo la naturopatia è importante alimentarsi in modo consapevole e questo presuppone un impegno costante da parte di chi decide di affidarsi ad un naturopata che fornisce strumenti idonei a prendersi cura di sé.
Spesso non ci si rende conto di avere un disagio o quando ce ne accorgiamo tendiamo a delegare all’esterno la responsabilità della nostra salute. Questo rappresenta un ostacolo nel processo di guarigione in quanto siamo sempre noi a permettere la risoluzione di un disturbo.
Oltre l’alimentazione la naturopatia ci mette a disposizione una serie di strumenti come la floriterapia di Bach, attraverso la quale è possibile modulare l’aspetto emozionale, trasformando lo stato d’animo negativo nella corrispondente virtù positiva.
Chi soffre di fame emotiva ha sicuramente difficoltà a contattare e ad esprimere le proprie emozioni per questo le essenze floreali possono rappresentare un grande aiuto.
Attraverso la Gemmoterapia, che utilizza i tessuti meristematici delle piante e quindi in fase di accrescimento, possiamo trovare l’intero potenziale della specie vegetale, attuando una stimolazione del terreno del soggetto, che spesso necessita di ricevere un efficace drenaggio degli organi emuntori per tornare in equilibrio. Essendo ogni organo collegato ad un’emozione, il drenaggio avrà un duplice effetto: fisico ed emotivo.
La Gemmoterapia e la floriterapia di Bach possono essere consigliate anche ai bambini e alle donne in gravidanza proprio per il loro approccio dolce e privo di effetti collaterali. In caso di fame emotiva le piante adattogene, in grado cioè di fortificare il nostro organismo per renderlo più resistente agli stress fisici e psichici, rappresentano sicuramente un valido aiuto.

  1. Visto che ti occupi di salute come definiresti il concetto di “malattia” e guarigione”?

La malattia si manifesta sempre per permetterci di tornare in una condizione di equilibrio, per questo la rimozione meccanica del sintomo, non rappresenta la soluzione. Durante la vita riceviamo continui messaggi da parte del corpo che se compresi ed interpretati per tempo, ci eviterebbero di sviluppare problematiche più serie.
Qualsiasi disturbo che si manifesta sul corpo fisico porta sempre con sé una componente psicosomatica ed un simbolismo ben preciso, per cui la parte del corpo che si ammala, fornisce al naturopata preziose informazioni per risalire alla causa del sintomo.
Agire sulla causa ci evita il manifestarsi di recidive che si presentano spesso con modalità più aggressive. La guarigione avviene sempre per mezzo delle nostre capacità innate di ripristinare una condizione di omeostasi: il potere di auto-guarigione va spesso stimolato e portato alla luce, per questo riveste grande importanza la cosiddetta medicina di terreno, in grado di lavorare, ancor meglio se in ambito preventivo, sui meccanismi di auto-difesa di cui tutti disponiamo.

  1. Come chiediamo agli intervistati lascia un consiglio ad una giovane anima in cammino.

Essendo io per prima un’anima in cammino, non mi sento di dare consigli. Da naturopata posso dire che la cosa più importante è ricercare la vera causa del malessere, che spesso si cela dietro il bisogno che nutriamo di essere guariti da un camice bianco o da una sostanza esterna quando possiamo, una volta acquisiti gli strumenti, imparare a prenderci cura di noi attraverso l’impegno e la responsabilità che abbiamo verso noi stessi.
Solo in questo modo è possibile guarire.

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Ringraziamo Alessia Macci per l’intervista e vi invitiamo a seguirla su Facebook per conoscere i suoi prossimi eventi a Roma e in Italia.
Profilo di Alessia Macci
Pagina L’equilibrio dei cinque elementi

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Sono un'Anima che sta facendo un'esperienza evolutiva, ricercatore indipendente e studioso della mente e dello Spirito. In questa vita faccio il consulente marketing e l'operatore olistico. Ho creato VisioneOlistica.it per condividere risorse utili alla ricerca interiore e offrire servizi per la visibilità e la promozione di attività ed eventi nel settore olistico.