trasformare emozioni

Ultimo aggiornamento il 1 Dicembre 2021

In questo articolo parliamo della trasformazione del “piombo” in “oro”, ovvero impariamo a trasmutare le nostre emozioni come dei “veri e propri” alchimisti!

Tutti noi conosciamo molto bene ansia, rabbia e paura. 

Chi perché le vive quotidianamente sulla propria pelle, chi perché ne è vittima più o meno consapevole, ma su un aspetto siamo tutti d’accordo: stiamo vivendo un momento storico in cui queste emozioni sono sempre più diffuse ed amplificate da qualunque fonte di informazioni, che possa essere la TV, i giornali o il nostro collega in ufficio. 

Cosa fare quindi con questo surplus energetico che incessantemente gravita attorno alla nostra esistenza?

EMOZIONI COME ENERGIA

Innanzi tutto fermiamoci un attimo a riflettere. Cosa sono le emozioni? 

Di sicuro non sono qualcosa  di direttamente tangibile, che possiamo afferrare con le nostre mani… Ma non sono nemmeno fenomeni sottili e sfuggenti come potrebbero essere i nostri pensieri. 

Le nostre emozioni le viviamo nel corpo come tensioni, spasmi, vampate di calore o di freddo, come reazioni fisiche incontrollate, aggrediamo o scappiamo. 

Ma le sentiamo anche in testa come incertezza, voglia di vendetta, incapacità di prendere decisioni e così via. 

Quindi, di cosa stimo parlando? 

Personalmente mi piace vederle come una sorta di ponte energetico  che mette in collegamento gli aspetti più materiali della nostra esistenza con quelli più sottili. 

C’è un pensiero che genera un’emozione e questa ci spinge verso un comportamento specifico. Ma funziona anche in senso inverso: mi accade qualcosa, provo un’emozione e sintetizzando il tutto, ottengo una concettualizzazione mentale dell’esperienza vissuta.

EMOZIONI INNATE O APPRESE?

Qualcuno afferma che la nostra capacità e modalità di percepire le emozioni sia innata, spontanea, automatica e quindi immutabile, mentre qualcun altro sostiene che sia possibile modularle, depotenziarle, trasformarle. 

Personalmente propendo per quest’ultimo punto di vista, sia per conoscenza che per esperienza personale. Mi spiego meglio. 

Innanzitutto c’è da distinguere tra le emozioni di base primarie e secondarie. 

Quelle primarie sono emozioni innate, non mediate dalla cultura di appartenenza eidentiche tra tutte le persone sulla Terra. Stiamo parlando di rabbia, gioia, paura, disgusto, tristezza e sorpresa.

Sebbene però queste emozioni siano universali vi è una grandissima variabilità nell’espressione e in un certo senso anche nello sperimentarle. 

Come abbiamo già detto, quando un’emozione diventa troppo intensa o insostenibile, alcune persone si rinchiudono dentro una corazza per limitarne la percezione. 

Altre volte invece, lavorando sul ristabilire un contatto con questa energia è possibile tornare a “sentire”. 

Se osservassimo i cambiamenti che avvengono durante la crescita dell’individuo, appare evidente che vi siano diversi fattori nel modulare la percezione e l’espressione delle emozioni.

Vi sono poi le emozioni “secondarie” – che si collegano alla cultura di appartenenza e non sono identiche tra i vari popoli. Stiamo parlando ad esempio di invidia, vergogna, ammirazione, nostalgia etc. In questo caso la variabilità cresce  ulteriormente.

In secondo luogo è necessario comprendere il ruolo giocato nella rappresentazione di realtà personale. Questo è il motivo per cui persone differenti, a parità di situazione, vivono esperienze interiori differenti: non esiste nulla fine a se stesso, è sempre tutto intrecciato, interconnesso e riguarda molti aspetti dell’essere, sui quali è possibile lavorare. 

CERVELLO ED EMOZIONI

C’è un altro punto da tenere in considerazione, cioè che per “costituzione” alcune persone sono prevalentemente mentali, altre emotive mentre altre ancora fisico-corporee. 

Non c’è una modalità giusta o sbagliata e non si tratta in realtà nemmeno di compartimenti stagni nel senso che tutti noi siamo un mix di questi fattori e nel corso della vita è possibile modificare il proprio assetto personale. 

Il nostro cervello è infatti composto da tre parti che lavorano in sinergia, ma dato che normalmente una di queste prende il sopravvento sulle altre, si andrà a determinare la nostra modalità prediletta di risposta all’ambiente.

Il cervello è costituito da:

  • Il tronco dell’encefalo, o cervello rettile: è il cervello più antico, collegato ai nostri istinti, alla sopravvivenza, al piacere corporeo ed è estremamente “egoista”.
  • La sostanza grigia, o cervello mammifero: si è sviluppato più recentemente sul nostro pianeta e caratterizza i mammiferi, animali che hanno integrato la capacità di vivere in gruppi, di sentirsi parte di una famiglia. In questo senso è la parte di cervello collegata alle emozioni ed alla capacità di prendersi cura degli altri.
  • La corteccia cerebrale: evolutivamente parlando è la più recente ed è collegata allo sviluppo dell’essere umano. Quest’area del cervello è caratterizzata dalla capacità di pensiero astratto, auto-consapevolezza e tutte le funzioni superiori collegate alle prestazioni cognitive.

Un essere umano equilibrato dovrebbe tener conto di tutti questi aspetti vivendo in armonia nel proprio corpo. 

Tuttavia la maggior parte delle persone si identifica fortemente (anche per discorsi neuro- ormonali) con uno solo di questi aspetti, pertanto avremo delle forti polarizzazioni, in genere facilmente riscontrabili negli individui con cui ci rapportiamo. 

Dopo aver conosciuto una persona per un po’ di tempo diventa infatti relativamente semplice rendersi conto se è particolarmente emotiva, mentale o istintiva.

COME TRASMUTARE LE EMOZIONI

Dato che la mente umana lavora per associazioni, le emozioni possono essere trasformate attraverso  lavori specifici, che possono andare dai percorsi psicologici alla meditazione.

A volte basta vivere particolari esperienze o incontrare la persona “giusta” che ci fa ri-sintonizzare su frequenze di luce (o viceversa “sbagliata” che riapre vecchie ferite non ancora rimarginate), senza dimenticare tutti quei piccoli eventi, che presi singolarmente hanno un impatto marginale nella vita, ma che sommati nel corso degli anni scavano un solco psicologico (in senso positivo o negativo). 

Trasformare le emozioni non vuol dire reprimerle, cosa tra l’altro molto pericolosa. Bloccare le emozioni è il modo migliore per trasformarle in un sintomo, in una malattia. 

Tutto ciò che non voglio vedere o sentire si pone su un piano differente, trasformandosi da disagio emotivo a un qualcosa di fisico e/o psicologico. 

D’altra parte, anche rimanere soggiogati dal mare emotivo che si muove dentro non è particolarmente utile, anche perché le emozioni nella loro forma pura non hanno una grande durata temporale: secondo alcune ricerche si parla dell’ordine di secondi. 

Il “problema” è che noi continuiamo a riattivare l’emozione attraverso i pensieri. Continuando a portare la nostra attenzione ad una particolare situazione, come ad esempio alla persona che ci ha fatto soffrire o a tutti gli impegni che dovremo sostenere l’indomani, perseveriamo nel dare energia ad una emozione specifica che si alimenta ed inizia gradualmente ad occupare tutto il nostro spazio mentale.

Per questo il primo consiglio è quello di evitare di rimuginare: non perché dobbiamo cadere nel tranello della psicologia positiva, ma per evitare di dare continuamente energia a dinamiche che si nutrono proprio della nostra attenzione. 

Per cui, una volta compreso quale sia il problema e appurata la nostra incapacità di affrontare una situazione, è inutile continuare a reiterare questo pensiero all’infinito, riattivando continuamente i nostri timori. 

Così come è pericoloso negare il problema continuando a ripetere che la nostra vita è fantastica e perfetta. 

La vera trasformazione nasce dalla consapevolezza che c’è un problema e che è necessario cambiare il nostro approccio alla situazione affinché diventi possibile generare risultati differenti. 

Talvolta c’è da cambiare qualche schema di comportamento, altre volte bisogna risalire ad un passato che ha determinato una serie di eventi a cascata che hanno cristallizzato la realtà in cui ci troviamo, mentre altre volte è necessario incanalare tutti questi movimenti interiori in un’attività costruttiva o quanto meno non dannosa.

COSA FA UN “ALCHIMISTA”

Come è stato già accennato abbiamo diverse strade per la trasmutazione delle emozioni, soprattutto di quelle a bassa energia. Innanzitutto c’è da osservarle e riconoscere. Molto spesso le persone si accorgono solo di quei movimenti particolarmente palesi e manifesti, senza rendersi conto del mare di emozioni più sottili che si muove in noi ogni istante o di quante ne neghiamo e reprimiamo.

Il segreto è: la presenza.

Imparare ad osservare questi movimenti interiori permetterà di anticipare le nostre reazioni, con la possibilità di modulare e trasformare la nostra risposta ad una data situazione. 

Quando poi impareremo a riconoscere le situazioni che fanno emergere in noi determinate emozioni sarà possibile comprendere l’origine di questi movimenti. 

La consapevolezza è il primo strumento per depotenziare le emozioni negative. 

Capire che reagiamo ad una ferita del passato, permette di liberarsi da quella dinamica o schema mentale che ci siamo portati sulle spalle per anni. 

Esistono anche specifiche tecniche di respirazione, meditazioni (statiche e dinamiche), tecniche di emotional release e diversi percorsi per lavorare sull’armonizzazione delle emozioni e dei corpi sottili.

Tuttavia il lavoro su di sé rimane l’aspetto più importante.

Osservare le emozioni però non vuol dire lasciarsi travolgere da energie che si muovono dentro di noi, vuol dire diventarne consapevoli, comprendere e trasformare. 

Se mi accorgo di essere triste, arrabbiato o in ansia per qualcosa, posso infatti decidere di rimanere passivo alla situazione e lasciarmi condizionare da queste forze, oppure di convogliare questa energia in un progetto specifico, in un’attività che mi permetta di scaricare durante le fasi di “piena” per poi lavorarci sopra. 

C’è chi si immerge nello sport, chi nel lavoro, chi nell’arte… Non importa la direzione in cui decidiamo di far convergere queste energie, il primo passo è quello di diventare consapevoli della profondità di questi movimenti e con un atto di volontà decidere di lavorarci. 

Allora avremo a disposizione una quantità incredibile di energia che prima invece utilizzavamo per farci del male. 

Con un po’ di determinazione e la volontà di attuare un processo alchemico di trasformazione, sarà veramente possibile trasformare il piombo in oro: allora emergerà la nostra vera natura e brilleremo di luce propria.

Quindi buon lavoro e buona trasmutazione!

Risorse utili

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