Massaggio linfodrenante Ayurveda: drenaggio fisico ed emozionale

Il massaggio linfodrenante ayurvedico è una tecnica capace di lavorare sul piano fisico ed emozionale. Vediamo cos’è e quali sono i benefici del drenaggio linfatico.

Prima di parlare del massaggio linfodrenante, facciamo una piccola premesse sulla medicina ayurvedica, la filosofia indiana della salute.

L’Ayurveda

L’ayurveda (in sanscrito: आयुर्वेद) è la medicina tradizionale utilizzata in India fin dall’antichità, diffusa ancora oggi nel sub-continente più della medicina occidentale.
Ayurveda è una parola composta da ayur, che significa durata della vita o longevità, e veda, conoscenza rivelata. Molti traducono erroneamente l’ayurveda come scienza della vita.
In realtà è un sistema medico molto vasto e complesso comprendente aspetti di prevenzione, oltre che di cura, che permetterebbero, se applicati rigorosamente, di vivere più a lungo e di migliorare la propria salute.

L’ayurveda si occupa del benessere delle persone in modo olistico: nel loro aspetto fisico, psichico e spirituale e si occupa delle patologie tanto quanto del mantenimento dello stato di salute.
La filosofia Ayurveda prevede la definizione di tre bioenergie (vata, pitta e kapha) che sono collegate ai vari organi e che determinano la costituzione corporea e il temperamento di una persona.
La terapia ayurveda prevede diverse attività terapeutiche, tra cui: massaggi, rimedi naturali, alimentazione, esercizi e meditazione.

In questo articolo approfondiamo il massaggio ayurvedico, e parliamo dei benefici fisici ed emozionali del massaggio linfodrenante indiano, il Neerabhyangam.

Neerabhyangam

Il Neerabhyangam è il termine utilizzato per definire il massaggio linfodrenante indiano, detto anche massaggio di lunga vita.
Il termine “Neera” in sanscrito significa linfa e l’azione principale di questo tipo di trattamento si esplica proprio a livello di questo fluido corporeo dalle innumerevoli funzioni.

Il compito principale del sistema linfatico è quella di produrre, mantenere e distribuire i linfociti o globuli bianchi, che rappresentano la nostra maggior difesa contro infezioni e rischi ambientali.
C’è da dire però, che accanto a questa importante funzione, che viene annoverata come la più rappresentativa del sistema linfatico, vi è quella di depurazione e drenaggio dell’intero organismo.

Drenare è molto più che depurare: mentre la depurazione stimola un solo organo, senza sbloccare le tossine intrappolate nei tessuti, il drenaggio è un’azione che coinvolge l’intero organismo e stimola l’eliminazione delle tossine nella sua totalità.

Tra i costituenti della linfa infatti abbiamo acqua, cellule adipose, proteine, globuli bianchi e prodotti di scarto generati dalle cellule tra cui tossine, allergeni e cellule tumorali.
Questo a significare che un sistema linfatico “in salute” dovrà adempiere necessariamente anche e soprattutto, ad un’efficiente opera di drenaggio di tutto il corpo.

Avere un sistema linfatico sgombro ed efficiente ridurrà il carico di lavoro dei nostri organi emuntori, che ricordiamo essere: Fegato, Intestino, Polmoni, Reni e Pelle. Questi organi quando saturi di tossine e quindi oberati di un lavoro eccessivo, manifesteranno i primi segni di defaillance, rallentando dapprima le loro funzioni per poi produrre un sintomo che si manifesterà su un punto, seguendo sempre un simbolismo particolare.

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Il sintomo, infatti, ricordiamo essere sempre il prodotto finale della nostra mancanza di ascolto nei confronti del corpo. Secondo la visione olistica, il sovraccarico di tossine esprime la modalità di riempirsi, con meccanismi talvolta ossessivi, che nascondono l’incapacità di alleggerirsi da tutto ciò che non è benefico per noi e che ci evita di entrare in contatto con ciò che invece potrebbe davvero esserci utile.

Ma cos’è che rallenta le funzioni del nostro sistema linfatico?

  • Un’alimentazione ricca di prodotti industriali, non biologici e fuori stagione, contribuisce al deposito tossinico all’interno dei vasi linfatici;
  • Consumare alimenti non appropriati alla propria costituzione favorisce un sovraccarico di lavoro degli organi emuntori che, a differenza di ciò che pensiamo, sanno benissimo, come del resto tutto il corpo, di quali e quanti alimenti hanno bisogno per svolgere senza fatica, le loro funzioni di “spazzini” dell’organismo;
  • Un’insufficiente e incompleta respirazione provoca stasi della linfa che necessita del respiro per procedere in modo fluido all’interno del corpo, non essendo coadiuvata da valvole all’interno dei vasi, cosa che avviene invece per il sistema venoso;
  • La stasi di emozioni e la loro persistenza e mancata elaborazione si fissa nel corpo generando “accumuli” appunto;
  • Una cattiva gestione dei pensieri favorisce la formazione del fattore climatico “umidità” all’interno del corpo con conseguente ritenzione di liquidi;
  • I fattori climatici esterni, come l’umidità, influenzano in modo importante il sistema linfatico, generando rallentamenti dello stesso in misura variabile ed in relazione alla costituzione e quindi alla predisposizione del soggetto;
  • La mancanza di radicamento e contatto con la Terra: ciò favorisce lo squilibrio della Milza, organo che oltre a far parte del sistema linfatico, è responsabile della nostra centratura e consapevolezza d’intento e d’azione;
  • La tendenza a procrastinare e la pigrizia sono atteggiamenti che causano una stasi dell’energia generale dell’organismo e ciò favorisce l’accumulo di liquidi e la difficoltà ad eliminarli: non è un caso che la costituzione Kapha in Ayurveda, rappresenti il “linfatico” per eccellenza, che presenta rallentamento psico – motorio ed una marcata predisposizione alla stasi linfatica;
  • L’insoddisfazione e la mancanza di sicurezza in se stessi determinano anch’esse un ristagno che a livello corporeo assumerà la forma di “gonfiore”;
  • Emozioni come paura e rimuginio mentale aggravano il quadro di stasi: la prima esplicherà il suo effetto in primis sulla copia di organi Rene – Vescica, la seconda sulla Milza, responsabile dell’immagazzinamento di nutrienti e fluidi corporei;

Spesso la stasi linfatica è associata a problematiche di carattere circolatorio. Oltre la presenza di una predisposizione costituzionale a deficit circolatori e stasi linfatica sui quali si può intervenire in ambito preventivo attraverso la Naturopatia e le tecniche di massaggio ayurvedico come il Neerabhyangam.
Esiste infatti una connessione fisiologica ed energetica tra questi due meccanismi: un sistema linfatico funzionale non può esistere senza una buona circolazione ematica, soprattutto a livello degli arti inferiori.

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Le vene presenti nelle zone declivi del corpo, favoriscono il ritorno del sangue non ossigenato e ricco di scorie al cuore. Questo meccanismo coadiuva la funzione di drenaggio del sistema linfatico: per cui un sangue ricco di sostanze di rifiuto ed appesantito tenderà a riversare il proprio contenuto in eccesso nei canali linfatici, con conseguente aggravio della sintomatologia di stasi.

Le gambe rappresentano la nostra mobilità, il nostro muoverci nel mondo e spesso la persona colpita da questi disturbi, presenta un forte attaccamento al passato, associato alla difficoltà di accettare la condizione presente. L’attaccamento si manifesta anche nella non accettazione di dipendenza da situazioni e realtà conosciute, dalle quali abbiamo difficoltà a staccarci per paura del nuovo.

Il massaggio linfodrenante ayurvedico è una tecnica capace di lavorare su più piani: fisico ed emozionale, che ricordiamo essere strettamente collegati. L’uno influenza l’altro. A seguito del trattamento di drenaggio è facile che emergano sensazioni spiacevoli, talvolta di malessere, che sono paragonabili a quello che in Omeopatia si definisce come “crisi di peggioramento”.

In questa fase il corpo sta cercando di eliminare tossine ed emozioni rimaste intrappolate nei tessuti e negli organi e proprio quella sensazione, sta ad indicare che il processo di purificazione è stato messo in moto correttamente. Sopprimere questo malessere non permette al corpo di rinnovarsi, anzi determina un ulteriore aggravio dello stato tossinico e la conseguente inefficacia del trattamento.

Ciò che accomuna la medicina Ayurvedica a le altre medicine non convenzionali è proprio l’importanza che viene data allo stimolo dei meccanismi di autoguarigione, che, per potersi attivare, hanno bisogno di uno stato di caos iniziale per poi riportare l’organismo a funzionare in modo perfetto.

Lo stato di intossinazione è alla base del manifestarsi di tutte le patologie, sia esso di natura fisica o emozionale. Quando la nostra vita perde di fluidità e ci sentiamo bloccati in qualche aspetto, abbiamo la possibilità di invertire questo processo, iniziando ad ascoltare i messaggi che provengono dal corpo per evitare che si manifesti un disturbo.

Astenia, spossatezza, irrequietezza, malumore, mal di testa, dolori articolari, instabilità emotiva sono tutti segnali che il corpo ci invia per invitarci a fare “pulizia”.
Superare la fase di malessere e scoprire che la liberazione nasce proprio dal coraggio di attraversare le parti impure rappresenta il primo passo verso la guarigione.

Risorse utili

Ayurveda - La scienza dell'autoguarigione Ayurveda – La scienza dell’autoguarigione
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Metodi di purificazione Yoga e Ayurveda
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Alessia Macci
Infermiera Professionale e Naturopata esperta in medicina tradizionale cinese, medicina tradizionale mediterranea, biotipologia, floriterapia di Bach, oligoterapia, aromaterapia, fitoterapia e gemmoterapia.