Le vibrazioni benefiche dei mantra e della musica a 432Hz

A volte nella vita scopriamo piccole cose che possono fare una grande differenza. In questo articolo ti racconto i benefici dell’ascolto dei mantra e della musica accordata a 432 Hz.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare molte anime affini con le quali sono entrato in “risonanza” durante il mio percorso di crescita interiore. Tra queste c’è il mio amico Stefano Maria Crocelli – artista, compositore, ricercatore – che alcuni anni fa mi fece scoprire i mantra e la musica a 432 Hz.

La frequenza 432 Hz

Già in alcuni articoli abbiamo visto che tutto è energia, frequenza, vibrazione e, in questi termini, abbiamo compreso come le frequenze siano in grado di modificare il nostro stato emozionale e addirittura fisico. Come è vero che gli stessi pensieri influiscono sul nostro stato e sul nostro essere, così lo fanno anche le frequenze musicali.

Famoso è anche l’esperimento di Masaru Emoto che sottoponendo l’acqua ad un certo tipo di musica piuttosto che ad un’altra, ha dimostrato come le frequenze possano influenzare la materia.

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I cristalli d’acqua rivelano l’influenza dei pensieri sulla realtà fisica
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La maggior parte della musica che ascoltiamo e di tutto l’audio riprodotto dai vari strumenti digitali (e non) è intonato ad una frequenza di 440Hz. Infatti in tutto il mondo si usa il diapason a 440Hz per accordare qualsiasi strumento.

Ma come mai Verdi, per primo – ma poi anche altri come i Pink Floyd – vollero utilizzare piuttosto l’accordatura sulla frequenza di 432Hz?

La risposta è: perché questa frequenza è armonica con la frequenza della terra (che è di circa 8hz) e questo apporta grandi benefici a tutto il nostro essere, a differenza della frequenza di 440Hz che non da gli stessi effetti benefici, in quanto disarmonica.

Giuseppe Verdi conosceva molto bene la differenza tra il 440Hz ed il 432Hz, tant’è che il diapason a 432 Hz è anche detto “il diapason di Verdi”. Egli infatti scriveva le sue opere su un tuning a 432 Hz, proprio perché le voci risultavano più pulite e cristalline, implicando addirittura uno sforzo minore nel canto.

I benefici della musica a 432 Hz

Il suono, per sua natura, ha la capacità di entrare in risonanza con i corpi circostanti: esempio molto semplice è quello della risonanza simpatica tra due diapason identici che suonano entrambi, anche se viene eccitato solo uno dei due.

Quando la vibrazione emessa è in risonanza con la vibrazione di chi riceve, allora si genera armonia.

Così, quando ascoltiamo suoni a 432 Hz, entriamo in risonanza con questa frequenza e si genera armonia con un effetto di riequilibrio del nostro organismo.
La musica a 432 Hz oggi è utilizzata anche a scopo terapeutico, molti sono i casi in cui si ri-armonizza il corpo grazie all’ascolto di musica intonata a 432 Hz. Infatti, essendo un’accordatura in armonia con i processi biofisici dell’organismo, favorisce il processo di guarigione. Ogni organo (che vibra ad una propria frequenza) quando si trova in uno stato disarmonico ed entra in risonanza con una frequenza armonica, gradualmente si normalizza ritornando alla sua frequenza originaria.

Il suono dei mantra

“Mantra” è una parola in sanscrito che deriva dall’unione di due parole: manas (mente) e trayati (liberare) – liberare la mente.
Il sanscrito è la lingua più antica del mondo dalla quale sono nate tutte le altre lingue, ma la particolarità di questo linguaggio non risiede tanto nel significato delle parole, piuttosto nel loro suono. Oltre alla sacralità del contenuto dei mantra, una caratteristica fondamentale, infatti, è la vibrazione del suono delle parole in sanscrito.

Ma i mantra nascono in realtà come antiche “formule” spirituali (principalmente della tradizione indiana e tibetana) il cui scopo principale di farci avvicinare alla nostra parte divina, in modo da elevare il nostro spirito.

L’importanza dei mantra e della parola è spesso sottovalutato perché non si è consapevoli, o forse si ignora, l’enorme potere della musica e della parola stessa, e in generale delle frequenze (in tutte le forme).
Il potere della parola è enorme e se unita a quello del suono e a quella dell’intenzione, diviene un potente strumento, anche terapeutico.
Cantare (o recitare) i mantra, infatti, permette di riequilibrare i due emisferi cerebrali, riportando armonia nella mente.

Io ho scoperto i mantra da diversi anni ormai, all’inizio mi suonavano un po’ strano ma dentro di me c’era qualcosa di profondo con cui entravo in risonanza. Oggi amo ascoltare i mantra durante le lezioni di yoga, i trattamenti Reiki, in meditazione e anche sotto la doccia!

Anche tu qualche mantra forse lo hai già ascoltato: il più famoso e semplice è l’Om (Aum) – la potente vibrazione creatrice dell’Universo.
Ecco il canto del sacro mantra dell’Om a 432 Hz

Intervista a Stefano Maria Crocelli

In che modo la musica e i mantra ci avvicinano alla spiritualità?

Come il suono è invisibile eppur concreto, come ad esempio dimostra la cimatica, così lo spirito, che apparentemente sembra essere indefinibile e senza forma, è altrettanto concreto e dunque sollecitabile attraverso la coscienza.

L’analogia è che la cimatica sta al suono come la coscienza sta allo spirito.

La musica, o meglio un certo tipo di musica ed i mantra, ovvero parole in lingua sanscrita tratte dalla tradizione vedica, sono vibrazioni e suoni in grado di esercitare un potere che ha la caratteristica di innalzare lo stato di coscienza. Ecco dunque che, l’innalzamento dello stato di coscienza dettato dalla ripetizione dei mantra con determinate linee melodiche (e dunque musiche) sono funzionali a conoscere lo spirito insito in ogni creatura.

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Cosa è la guarigione, dal tuo punto di vista e come la musica può aiutare in questo processo?

Preferirei prima definire la malattia, ovvero un disequilibrio che può avvenire su più livelli, definibili per grandi linee come mentale, fisico e spirituale. Queste tre grandi sfere che caratterizzano la natura umana sono strettamente correlate tra loro e, quando all’interno di una di esse o tra loro si crea uno sbilanciamento, si manifesta ciò che possiamo definire come malattia.

La stessa malattia può affiggere l’individuo su più piani: ci si può ad esempio tagliare con un coltello in modo superficiale, causandosi così una lieve ferita, oppure tagliandosi più approfonditamente al punto di necessitare di una sutura con i punti.
Ecco, le cellule del nostro corpo (ma anche quelle degli animali, dei vegetali e dei minerali), vibrano continuamente e, quando tale vibrazione diventa disarmonica, si cade nello stato di malattia. Più la malattia entra nella profondità delle cellule, più raggiunge un pericoloso stato di gravità.

La guarigione, o meglio, il processo di guarigione entra in atto quando si va ad intervenire sulla frequenza vibratoria della malattia e ciò può avvenire sia chirurgicamente, sia psichicamente e sia emotivamente. Sta alla consapevolezza di ogni individuo capire quale è il modo migliore per intervenire sulla propria malattia, considerando sempre che le malattie sono effetti di cause poste dalla coscienza dell’individuo stesso in questa vita o nelle vite precedenti.
È chiaro dunque che bisogna conoscersi molto bene e, per far questo, la risposta alla precedente domanda è un ottimo toccasana per imparare a scoprire chi si è veramente.

Ecco dunque che entra in ballo il suono. Da sempre, in ogni cultura, il suono ed il canto hanno rappresentato uno strumento di guarigione inteso come appena descritto, ovvero come mezzo per innalzare la coscienza affinché l’individuo ed ogni sua cellula possano prendere consapevolezza sempre più e meglio della propria condizione.
È ovvio che alcune conoscenze più approfondite, definibili “esoteriche” appartenevano a coloro che sono passati alla storia con gli appellativi di sciamani, curanderos o sacerdoti, ai quali, per i più disparati motivi, veniva trasmesso tale sapere. Un esempio della nostra cultura di facile accesso è la tradizione degli Esseni.

Ogni modo, in riferimento al didjeridoo, lo strumento che utilizzo per realizzare delle condivisioni vibratorie, posso dire che il suo suono ha davvero molto da offrire. Il fatto che sia uno strumento monotonico e che quindi perpetri costantemente la stessa nota, rende l’ascolto ipnotico, facendo si che la mente si adegui alle sue vibrazioni, lasciandosi poco a poco guidare.

Testimonio che in generale tali sonorità sono apprezzate, ma ci sono anche dei casi nei quali, soprattutto durante gli incontri di massaggio sonoro, individuale o collettivo, ci siano persone che necessitano di allontanarsi in quanto infastidite dal suono del didjeridoo.
Negli incontri che tengo, mostro ad esempio come il didjeridoo sia in grado di attrarre a se oggetti leggeri: facilito la comprensione di tale affermazione allegando una immagine nella quale, suonandolo (e dunque emettendo aria), riesco ad attrarre una cartina di cellophane.

didjeridoo

Ciò non è magia, ma legge di risonanza, ben conosciuta in fisica e che, in breve, permette ai simili di attrarsi, di risuonare insieme.

Durante l’ascolto del didjeridoo o un incontro di massaggio sonoro, tale legge offre il meglio si se ed è normale che si possano generare delle disarmonie, poiché non tutti siamo vibranti alle stesse frequenze. Ovviamente il didjeridoo mi dà dei feedback in tempo reale ed è anche mio compito cercare di armonizzarmi al meglio con chi ho di fronte, cosa non facile soprattutto negli incontri di massaggio sonoro collettivo.

Inoltre, praticando la tecnica del massaggio sonoro da circa dieci anni ed avendo collaborato specificatamente sia nell’ambito della salute mentale che in quello della riabilitazione post intervento di carcinoma, ho avuto modo di vederne i molteplici benefici sia a livello mentale, fisico ed emotivo, ed anche di diagnosticare con anticipo le dissonanze presenti nell’individuo, al fine di una miglior ripresa.

Ricerca interiore e crescita personale: qual è l’aspetto più importante su cui lavorare?

Entrambi sono di fondamentale importanza ai fini della crescita dell’individuo nell’ottica della consapevolezza. L’obiettivo necessario da perseguire è la verità.
Porsi nella verità del proprio cuore è il biglietto d’accesso alle conoscenze importanti, per le quali vale la pena lavorare su se stessi. Ovviamente ci sono molteplici gradini da salire ed inizialmente bisogna comprendere che è fondamentale liberarsi dai condizionamenti dettati dalla società, dal credo religioso, dalla famiglia, dal costume predominate nel luogo e nel tempo in cui si nasce poiché sono tutti frutto di Maya, l’energia illusoria che governa la natura materiale e che ci rende ciechi alla meraviglia dello spirito, che è la vera realtà.

Tu, io, tutti siamo in realtà anime eterne desiderose di tornare alla dimora originaria. Compiere nel Kaly Yuga un lavoro così imponente su se stessi e per di più da soli è sconsigliato dai Veda, i quali invece suggeriscono il canto congregazionale attraverso la ripetizione del Maha Mantra, ovvero Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare, Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare. Tali vibrazioni infatti sono in grado di connettere l’individuo di questa era, l’era dell’ignoranza, l’era nella quale le qualità umane sono degradate, direttamente con la propria anima e dunque con la parte più vera di se stessi.

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Dio, Krishna, la Persona Suprema è completa verità, sicché, ripetendo i Suoi santi nomi, progressivamente la coscienza si ripulisce, soprattutto se ciò avviene in unione con altri individui, anime incarnate.

Qual è il (tuo) senso della vita?

L’essere umano e tutte le creature oserei dire dell’intera manifestazione cosmica, semplicemente servono. La terra serve le creature sorreggendole, l’acqua dissetandole, il sole serve donando generosamente i suoi raggi e dunque il suo calore… Tutto esiste per servire. È dunque nel servizio che ho trovato il senso della mia vita.

L’individuo, anche quello più “ateo” è comunque obbligato a servire il proprio stomaco. Il servizio di cui parlo però è volto a Krishna, Dio, la Persona Suprema, ovvero a Colui che tutto ha generato sia nella manifestazione materiale che in quella spirituale. Egli stesso nella Bhagavad Gita ci ricorda di come Gli sia gradito anche il più umile servizio, purché offerto con purezza di cuore. Operare per Colui che tutto può è chiamato nella tradizione vedica Bhakti Yoga, ovvero lo yoga della devozione, lo yoga del costante ed amorevole servizio alla Persona Suprema.
Egli conosce meglio di chiunque altro ciò che è meglio per noi e, il servizio costante ai Suoi piedi porta l’anima incarnata ad una progressiva liberazione dal karma acquisito con le azioni compiute in precedenza e dunque a porre fine al ciclo delle reincarnazioni.

Dicci due parole sulla felicità!

Per me la felicità è servire Krishna, sapere che si stà facendo qualcosa per Lui e che lo si sta provando a fare al meglio delle nostre capacità.

Si può godere di qualunque piacere, materiale o spirituale che sia, ma, dal mio punto di vista, è sempre bene offrire ciò di cui si beneficia a Colui che ci dà la possibilità di beneficiarne, restituendo così l’immensa opportunità di goderne.

Lascia un consiglio a una giovane anima in cammino

La tua domanda è ben precisa, poiché mi chiedi un consiglio per una giovane anima in cammino. In generale, suggerisco a tutte le anime in cammino di tuffarsi, di buttarsi…
Alle giovani anime invece mi permetto di dare questi semplici e pratici consigli:

  • Adottate una dieta vegetariana priva di uova e di formaggi cagliati con caglio animale: ciò permetterà di non assimilare la sofferenza che provano i fratelli animali poco prima di essere macellati, con enormi benefici sia per loro che per il nostro organismo, il quale non assimilerà più né quella paura, né la violenza che hanno respirato nei mattatoi.
  • Liberatevi inoltre, per quanto potete, meglio se definitivamente, degli intossicanti fisici come fumo o caffè, ma anche da quelli psichici come il gioco d’azzardo o la competizione arrivista: sono elementi che abbassano lo stato di coscienza e, peggio ancora, aumentano lo stato di malessere (la gente ad esempio fuma seppur è scritto nei pacchetti di sigarette che il fumo nuoce).
  • Spegnete infine la televisione e riunitevi per condividere i vostri talenti, per raccontarvi le barzellette, per fare la maglia, per cucinare o qualunque altra cosa che si possa realizzare con le proprie mani: il servizio devozionale inizia infatti offrendo le proprie capacità al prossimo, per poi innalzarle verso la Persona Suprema.

Haribol!

STEFANO MARIA CROCELLI

Originario di Terni, si è laureato presso la facoltà di Scienze Sociali della Comunicazione Interculturale dell’Università di Perugia ed è stato volontario per conto di una associazione ternana (Assos Onlus) in Kenya, Tanzania ed Uganda, dedicandosi alla costruzione di pozzi, scuole, dispensari medici, adozioni e progetti di microcredito. E’ inoltre musicista di pianoforte e di strumenti tradizionali ed innovativi come il didjeridoo, le campane di cristallo e la tecnica vocale del canto armonico. Tutta la musica che produce è intonata su un LA a 432Hz. La ricerca di risonanze così particolari è stata influenzata dai numerosi viaggi in Africa equatoriale, luoghi nei quali il suono è non soltanto colonna sonora della quotidianità, ma anche fonte di cura e guarigione. L’artista è impegnato nella ricerca delle proprietà del suono applicate sia in campo oncologico che della salute mentale. Nel 2012 è stato ospite con il Dott. Masaru Emoto al National Water Workshop, portando la sua testimonianza del suono applicato all’informazione dell’acqua.
www.stefanomariacrocelli.com

Risorse utili

Ho preparato una selezione di libri che ti consiglio, sono stati utili nel mio percorso e spero possano esserlo anche per te.

432 Hertz: La Rivoluzione Musicale Riccardo Tristano Tuis 432 Hertz: La Rivoluzione Musicale
L’Accordatura Aurea per intonare la musica alla biologia
Riccardo Tristano Tuis

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Mantra Yoga Mantra Yoga
Antiche vibrazioni sonore che liberano la mente
Thea Crudi, Capitanata

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